Ci sono sere in cui la nanna sembra iniziare molto prima del momento in cui il bambino si addormenta davvero.
Si mette il pigiama, si sceglie il libro, si spegne una luce. Poi arriva la richiesta dell’acqua. Poi un’altra storia. Poi “devo fare pipì”. Poi il peluche sbagliato. Poi una domanda importantissima che, naturalmente, poteva emergere solo in quel momento.
E quando pensi che finalmente sia finita, tuo figlio si rialza.
Tra i due e i tre anni è una scena estremamente comune, ma quando si ripete ogni sera diventa estenuante. Non tanto per la singola richiesta, quanto per quella sensazione di non riuscire mai ad arrivare davvero alla fine della giornata.
È anche il momento in cui molti genitori iniziano a chiedersi se il bambino stia facendo i capricci, se servano regole più rigide oppure se ci sia qualcosa che non funziona nella routine.
Quando un bambino di 2 anni non vuole dormire, però, io partirei da un’altra domanda: cosa sta cercando di fare attraverso tutte quelle richieste?
Perché a questa età la nanna non è più soltanto sonno.
È anche autonomia, separazione, controllo, relazione e capacità di accettare un limite.
E questo cambia moltissimo il modo in cui viviamo la sera.
Tra i 2 e i 3 anni la nanna diventa anche una questione di autonomia
Un bambino di due o tre anni non vive più la routine serale nello stesso modo di qualche mese prima.
Capisce molto di più. Anticipa quello che sta per succedere. Sa che dopo il pigiama arriverà il libro, che dopo il libro probabilmente si spegnerà la luce e che, a un certo punto, la giornata finirà.
Ed è proprio lì che può iniziare a opporsi.
Non perché non abbia sonno.
E nemmeno necessariamente perché voglia “sfidarti”.
Sta sperimentando una nuova capacità: quella di avere voce nelle cose che gli accadono.
Durante il giorno può scegliere quale gioco prendere, può dire no, può provare a fare da solo. La sera, invece, arriva un momento in cui la scelta si restringe.
La giornata deve fermarsi.
E per alcuni bambini questo passaggio è molto più difficile di quanto sembri.
È uno dei motivi per cui le richieste serali aumentano proprio in questa fase. Non sempre rappresentano un bisogno reale. A volte sono un modo per prolungare la presenza del genitore, per rimandare il momento del sonno oppure semplicemente per verificare se il confine resta lo stesso anche dopo il quinto “ancora una cosa”.
È qui che la routine della nanna a 2 anni comincia ad avere una funzione diversa.
Non serve solo a rilassare.
Serve anche a rendere la sera leggibile.
Un bambino può accettare meglio un limite quando sa dove si trova dentro la sequenza e cosa succederà dopo. Se ogni sera la routine cambia completamente, se una volta leggiamo un libro e un’altra sei, se alcune richieste vengono accolte e altre no senza una logica riconoscibile, la nanna può trasformarsi molto facilmente in uno spazio di negoziazione infinita.
Non perché il bambino sia manipolatorio.
Perché sta cercando di capire quanto è davvero stabile quel confine.
Capricci prima di dormire o una routine che lascia troppo spazio alla trattativa?
Quando una famiglia mi racconta che la sera è diventata ingestibile, cerco sempre di capire come si svolge concretamente. Non tanto quanti “no” vengono detti.
Mi interessa capire come inizia la routine, quanto dura, quante decisioni vengono prese durante il percorso e soprattutto quanto spazio resta aperto alla contrattazione. Perché una cosa è dare al bambino una scelta. Un’altra è consegnargli il controllo dell’intera serata.
- “Vuoi il pigiama blu o quello verde?” è una scelta.
- “Vuoi andare a dormire?” non lo è davvero, perché se la risposta è no non abbiamo intenzione di lasciare che resti sveglio fino a mezzanotte.
Ed è questa differenza che spesso aiuta moltissimo. Tra i due e i tre anni il bisogno di autonomia è reale e va rispettato, ma può essere accolto dentro confini che restano adulti.
Il bambino può scegliere quale libro leggere, ma non se leggerne dieci. Può decidere quale peluche portare nel letto, ma non trasformare ogni sera in una ricerca di venti minuti.
Può spegnere lui la luce, ma il momento in cui la giornata finisce non deve essere continuamente rimesso in discussione.
Quando questo equilibrio funziona, il bambino sente di partecipare senza trovarsi a gestire una responsabilità che non può ancora sostenere.
È uno dei principi che ritrovi anche nel mio Metodo A.P.O.R.T.E.R.: relazione e struttura non sono due opposti. Possiamo essere presenti, accoglienti e rispettosi senza rendere ogni limite negoziabile.
Se il bambino si alza continuamente dal letto, il problema non si risolve parlando sempre di più
Una delle situazioni più comuni è quella del bambino che esce dal letto appena il genitore lascia la stanza.
La prima volta chiedi cosa gli serve. La seconda spieghi che è ora di dormire. Alla terza inizi a essere stanca. Alla quinta la conversazione si allunga, perché ormai sei frustrata e lui ha capito che ogni uscita dal letto riapre uno spazio di relazione.
Ed è qui che spesso la nanna si complica ancora di più. Quando un bambino si alza dal letto continuamente, la tentazione è aumentare spiegazioni, rassicurazioni e richiami.
Ma un bambino stanco non ha necessariamente bisogno di più parole. Ha bisogno di una risposta prevedibile.
Se ogni volta che si rialza succede qualcosa di diverso, il comportamento resta interessante.
Se invece il genitore mantiene un tono tranquillo, accompagna il bambino di nuovo nel letto e ripete lo stesso messaggio senza riaprire ogni volta una trattativa, con il tempo quel passaggio può diventare molto meno stimolante.

Questo non significa essere freddi. Significa evitare che il limite diventi un nuovo momento della routine. E soprattutto significa cercare coerenza invece di durezza.
Perché quando le sere diventano faticose è facile pensare: “Devo essere più rigida”. Ma essere più rigidi non è sempre la soluzione. Un confine può essere molto chiaro senza diventare aggressivo. Ed è spesso proprio la calma dell’adulto a renderlo credibile.
Prima di lavorare sul comportamento, guarderei anche il sonno
C’è però un’altra parte importante. Non tutte le negoziazioni serali hanno origine nella stessa cosa.
Un bambino che non è ancora abbastanza stanco può davvero fare fatica ad addormentarsi. E un bambino troppo stanco può fare esattamente la stessa cosa.
Sembra paradossale, ma chi ha letto l’articolo sul pisolino saltato e bambino troppo stanco sa già quanto la stanchezza eccessiva possa rendere la sera più complicata, non più semplice.
Per questo, quando la routine si allunga sempre di più, guarderei anche cosa sta succedendo nel resto della giornata.
- Il pisolino è cambiato?
- Sta diventando troppo lungo?
- Finisce troppo tardi?
Oppure il bambino sta iniziando a saltarlo e arriva alla sera completamente scarico?
Un bambino di due anni e uno di tre possono attraversare fasi molto diverse nel rapporto con il sonno diurno, e se questo cambia senza che la sera venga ricalibrata, quello che sembra un problema comportamentale può avere anche una componente legata al ritmo.
È proprio per questo che non amo lavorare sulla singola scena della nanna isolandola dal resto.
Se interveniamo soltanto dicendo “deve smettere di alzarsi” senza chiederci se l’orario, il pisolino e la routine abbiano ancora senso per lui, potremmo lavorare sul sintomo e non sul motivo per cui continua a ripetersi.
Quando la nanna smette di essere una fase e diventa un problema per tutta la famiglia
Ci sono periodi in cui le negoziazioni fanno semplicemente parte della crescita.
Magari per qualche settimana il bambino chiede più presenza, testa di più i limiti e poi, con una routine più prevedibile, la situazione si assesta. Altre volte, però, la sera diventa progressivamente più lunga.
La routine inizia alle otto e il bambino si addormenta alle dieci. Si alza continuamente. Chiede un genitore specifico. La notte iniziano anche nuovi risvegli. E la famiglia arriva alla sera già in tensione perché sa cosa sta per succedere.
A quel punto non parlerei più semplicemente di “fase dei due anni”. Cercherei di capire cosa sta mantenendo il problema.
Può essere una routine troppo lunga, un confine poco leggibile, un pisolino che non è più coerente con la giornata, una modalità di addormentamento diventata molto rigida oppure una combinazione di tutti questi aspetti.
Nella pagina dedicata alle consulenze del sonno infantili trovi una panoramica dei diversi tipi di supporto, così da capire quale possa essere più adatto alla vostra situazione.
Quando ogni sera diventa una trattativa, non serve essere più rigidi: serve una strategia coerente con età, temperamento e dinamiche familiari.
Perché un bambino di due o tre anni non sta cercando di “vincere” la nanna. Sta imparando come funzionano le scelte, i confini e la separazione. E il nostro compito non è spegnere quella spinta all’autonomia. È darle una forma.
Una routine chiara, poche scelte reali, limiti prevedibili e un adulto che non cambia direzione a ogni richiesta possono rendere la sera molto più semplice di cento spiegazioni.

