Settembre è uno di quei mesi in cui mi capita spesso di ricevere messaggi che iniziano più o meno allo stesso modo: “Fino a qualche settimana fa dormiva. Adesso sembra essere tornato indietro.”
Magari durante l’estate gli orari erano diventati più morbidi. Il pisolino capitava un po’ più tardi, la sera si cenava senza guardare continuamente l’orologio, qualche sonnellino avveniva in macchina tornando dal mare e la mattina, quando era possibile, ci si concedeva un risveglio più lento. Non era necessariamente la routine che avreste mantenuto per sempre, ma funzionava.
Poi arriva settembre. Ricomincia il nido, torna la sveglia, cambiano gli orari dei pisolini e le giornate si riempiono nuovamente di stimoli, separazioni, spostamenti e tempi più rigidi.
E proprio lì può succedere che il sonno cambi.
Il bambino che prima si addormentava abbastanza serenamente inizia a protestare. Quello che faceva un primo tratto di notte lungo torna a svegliarsi. Qualcuno chiede molta più presenza, qualcun altro sembra improvvisamente instancabile la sera nonostante sia evidente che ha accumulato stanchezza.
La prima spiegazione che troviamo online è quasi sempre la stessa: regressione del sonno.
Ma è davvero sempre così?
Non necessariamente.
Perché una fase evolutiva e una routine che non è più adatta possono produrre segnali molto simili. E, cosa ancora più importante, possono verificarsi contemporaneamente.
È per questo che prima di cambiare tutto io partirei da una domanda diversa: che cosa è cambiato nella vita del bambino insieme al suo sonno?
Regressione del sonno: cosa significa davvero
La parola “regressione” può trarre un po’ in inganno perché fa pensare a un bambino che abbia perso una competenza acquisita.
In realtà, molto spesso, sta accadendo esattamente il contrario.
Il bambino sta crescendo. Il suo sonno matura, aumentano le competenze motorie e cognitive, cambia la percezione della separazione, cresce la capacità di anticipare ciò che accadrà e, con il passare dei mesi, aumenta anche la sua volontà di partecipare alle decisioni.
Tutto questo può entrare nella notte.
Intorno ai quattro mesi, per esempio, molti genitori osservano un cambiamento importante. Quella che viene comunemente chiamata regressione del sonno dei 4 mesi coincide con una fase in cui il sonno sta maturando e i passaggi tra le diverse fasi possono diventare più evidenti. Un bambino che sembrava riuscire a fare tratti più lunghi può iniziare a svegliarsi più frequentemente e ciò che fino a quel momento funzionava nell’addormentamento può improvvisamente richiedere più presenza.
Più avanti, verso gli otto mesi, il bambino può essere immerso in una vera esplosione di nuove competenze: gattona, prova ad alzarsi, esplora, comprende meglio la presenza e l’assenza del genitore. È uno dei motivi per cui si parla tanto di regressione del sonno degli 8 mesi.
E quando arriviamo intorno ai diciotto mesi, lo scenario cambia ancora. Il bambino comprende moltissimo, vuole fare da solo, protesta, sceglie e comincia a testare con maggiore decisione ciò che accade intorno a lui. La cosiddetta regressione dei 18 mesi può quindi presentarsi anche attraverso una maggiore opposizione al momento della nanna o nuove richieste durante la notte.
Sapere che queste fasi esistono può essere utile.
Il problema nasce quando l’età diventa l’unica spiegazione.
Perché un bambino di otto mesi può effettivamente trovarsi in un momento evolutivo intenso e, contemporaneamente, aver appena iniziato il nido, dormire meno durante il giorno e arrivare alla sera molto più stanco rispetto a un mese prima.
In quel caso non abbiamo bisogno di decidere se sia la regressione oppure la routine.
Abbiamo bisogno di capire quanto pesa ciascun elemento.
Dopo l’estate il vecchio equilibrio può non funzionare più
Facciamo un esempio molto concreto.
Ad agosto tuo figlio si svegliava alle otto, faceva il pisolino dopo pranzo e la sera si addormentava intorno alle nove e mezza. Con il rientro al nido la sveglia passa alle sette, il riposo diurno avviene in un ambiente diverso e il pomeriggio contiene molti più stimoli.
Ma l’orario della sera resta identico.
All’inizio sembra fattibile. Dopo qualche giorno, però, alle diciotto il bambino è esausto. A cena alterna risate e pianto, quando iniziate la routine sembra improvvisamente eccitato e al momento di dormire non riesce a fermarsi.
La tentazione può essere quella di pensare: sta vivendo una regressione.
Potrebbe.
Ma prima guarderei quella giornata.
Perché una routine del sonno del bambino a settembre non può necessariamente essere la copia della routine estiva.
Può capitare anche il contrario. Al nido il pisolino viene fatto più tardi o dura più a lungo e la sera continuate a proporre il sonno allo stesso orario di agosto. Il bambino rimane nel letto, chiacchiera, si rialza, chiede acqua, vuole un’altra storia e sembra non avere alcuna intenzione di dormire.
Non significa necessariamente che stia opponendosi alla nanna.
Potrebbe semplicemente non essere ancora pronto.
È la stessa logica che abbiamo visto parlando di [sonno e asilo nido]: il cambiamento non riguarda soltanto il luogo in cui il bambino fa il pisolino. Cambiano la quantità di stimoli, le separazioni, la stanchezza e spesso l’intera organizzazione della giornata. Nanna A Porter
Ecco perché, quando il sonno peggiora proprio dopo il rientro dalle vacanze, uno dei consigli più utili è non modificare cinque cose contemporaneamente.
Se anticipiamo la nanna, cambiamo il pisolino, togliamo una modalità di addormentamento e introduciamo una nuova routine nel giro di tre giorni, sarà quasi impossibile capire quale intervento abbia aiutato e quale abbia aggiunto altra instabilità.
Meglio fermarsi qualche giorno e osservare la nuova giornata nel suo insieme.
Cosa osservare prima di cambiare la routine
Non serve trasformarsi in analisti del sonno e annotare ogni minuto.
Serve però guardare la giornata con un po’ più di continuità.
Per circa una settimana prova a osservare a che ora tuo figlio si sveglia realmente, come dorme durante il giorno e soprattutto come arriva alla sera.
Se nei giorni in cui il pisolino è molto breve la nanna diventa sistematicamente più difficile, quel dato ci sta dicendo qualcosa.

Se invece dopo un pisolino più lungo l’addormentamento slitta di un’ora, ci sta dicendo qualcos’altro.
Guarda anche che cosa succede nei giorni in cui non va al nido. Il weekend è identico oppure il sonno cambia? La richiesta di contatto aumenta dopo giornate passate fuori casa? I risvegli compaiono soprattutto nella prima parte della notte oppure sono distribuiti in modo completamente diverso?
E non fermarti al numero.
Come abbiamo visto parlando dei [risvegli notturni ogni 2-3 ore], due bambini che si svegliano con la stessa frequenza possono vivere due situazioni completamente diverse: contano anche durata del risveglio, modalità con cui tornano a dormire, andamento della giornata ed età del bambino. Nanna A Porter
Se vuoi capire se stai osservando un adattamento oppure una routine che va ricalibrata, cerca soprattutto la direzione.
Una fase di assestamento può essere caotica, ma con il passare dei giorni dovrebbe iniziare a mostrare qualche segnale di stabilità. Il bambino magari dorme ancora diversamente rispetto ad agosto, ma torna dal nido meno esausto. L’addormentamento si accorcia. I risvegli diventano meno frequenti oppure più facili da gestire.
Se invece trascorrono le settimane e ogni elemento peggiora, allora non continuerei semplicemente ad aspettare attribuendo tutto alla regressione.
In quel momento vale la pena rileggere il sistema.
Cosa puoi fare quando il sonno cambia dopo l’estate
La prima cosa che farei è proteggere ciò che può rimanere prevedibile.
Se il nido ha modificato buona parte della giornata, la sera non deve necessariamente diventare un altro terreno di sperimentazione. Un rituale riconoscibile può aiutare il bambino a capire che sta iniziando una transizione: non deve essere lungo o perfetto, ma dovrebbe essere abbastanza coerente da diventare familiare.
Allo stesso tempo, coerenza non significa rigidità.
Se per diversi giorni tuo figlio torna dal nido chiaramente più stanco, può avere senso verificare se l’orario abituale della nanna sia ancora adatto. Non significa anticiparlo drasticamente al primo pisolino andato male: significa osservare se esiste uno schema e fare piccoli aggiustamenti invece di rivoluzionare la giornata.
Anche il bisogno di contatto merita di essere letto prima di essere corretto.
Un bambino che ha appena ricominciato il nido può chiedere più presenza alla sera semplicemente perché sta affrontando molte ore di separazione e un contesto ricchissimo di stimoli. Questo non significa che dobbiate mantenere per sempre una modalità che per la famiglia diventa insostenibile, ma neppure che qualche giorno di maggiore vicinanza cancelli automaticamente l’autonomia costruita fino a quel momento.
È proprio qui che entra uno dei principi centrali del mio lavoro: autonomia e relazione non devono essere due estremi tra cui scegliere. Il Metodo A.P.O.R.T.E.R. nasce proprio dalla lettura completa del sonno e dei bisogni della famiglia, non dall’applicazione di un protocollo uguale per tutti. È lo stesso approccio che descrivo sul sito: il percorso si adatta alla famiglia, non il contrario. Nanna A Porter
Infine, evita di valutare una modifica dopo una sola sera.
Il bambino ha bisogno di tempo per mostrarci se una nuova organizzazione gli appartiene davvero.
Questo non significa perseverare per settimane in qualcosa che evidentemente peggiora la situazione. Significa però dare abbastanza stabilità da riuscire finalmente a leggere una risposta.
Quando non basta più dire “è una regressione, passerà”
Questa è la parte che trovo più importante.
Le regressioni vengono spesso raccontate come qualcosa che bisogna semplicemente attraversare. E in alcuni momenti è vero: lo sviluppo ha i suoi tempi e non tutto richiede un intervento.
Ma “aspettare” ha senso quando vediamo un bambino e una famiglia che, nonostante qualche notte complicata, stanno progressivamente ritrovando un equilibrio.
Se invece dopo settimane il bambino dorme sempre peggio, l’addormentamento si allunga, i risvegli aumentano e tutta la giornata inizia a essere organizzata attorno alla stanchezza, allora smetterei di chiedermi se quella sia ufficialmente una regressione del sonno.
Cercherei piuttosto di capire che cosa la sta mantenendo.
A volte basta ricalibrare un orario. A volte serve lavorare sul sonno diurno. A volte ciò che funzionava per accompagnare il bambino al sonno non è più sostenibile per la famiglia. E altre volte il cambiamento coinvolge contemporaneamente così tanti aspetti che continuare a procedere per tentativi genera soltanto altra confusione.
Se la domanda è specifica — per esempio non riesci a capire se il nuovo orario del pisolino stia influenzando la sera oppure se il rientro al nido abbia semplicemente bisogno di qualche giorno in più — SOS Nanna è pensata proprio per situazioni circoscritte in cui serve fare chiarezza e individuare i primi cambiamenti sensati, senza necessariamente iniziare un percorso lungo. La pagina del servizio la presenta infatti come una consulenza mirata per capire cosa sta accadendo e ricevere indicazioni personalizzate. Nanna A Porter
Quando invece il cambiamento coinvolge ormai sonno diurno, addormentamenti, risvegli e organizzazione della giornata, può avere più senso un accompagnamento strutturato come Missione Nanna, dove possiamo costruire una strategia personalizzata e seguirne l’evoluzione.
Perché il punto non è riportare tuo figlio a dormire esattamente come dormiva prima delle vacanze.
Quel bambino, nel frattempo, è cambiato.
Forse è cresciuto, ha iniziato il nido, ha nuove competenze, nuovi bisogni e giornate completamente diverse.
E allora anche il suo equilibrio può aver bisogno di cambiare.
La domanda utile non è più soltanto: “È una regressione del sonno?”
È: “Che cosa mi sta raccontando il suo sonno adesso?”
È da lì che inizierei.
Perché il sonno non si può controllare.
Si guida.

